Il futuro dell’istruzione: la laurea oggi si prende a distanza
Per decenni Milano ed il suo hinterland sono state il ricettacolo di fuori sede provenienti da ogni parte di Italia in cerca di istruzione ma anche di un ecosistema produttivo che potesse assicurare loro opportunità reali una volta raggiunta l'agognata laurea.
L’accoglienza di questi ragazzi è stata un’opportunità economica ma anche un impegno a livello sociale con cui non sempre le amministrazioni sono state in grado di interfacciarsi correttamente.
Ma che si veda al pendolarismo universitario in termini positivi o negativi bisogna considerare che nel corso dei prossimi decenni questo sistema è destinato a mitigarsi grazie alla diffusione delle università online.
Di cosa si tratta? Si tratta di università pubbliche in alcuni casi, o private in altri ma ugualmente riconosciute come equipollenti alle prime, che organizzano corsi di studio erogati tramite il web e che permettono il conseguimento di titoli che hanno la stessa validità di quelli conseguiti presso le facoltà tradizionali.
Con una veloce ricerca su Internet è possibile trovare molti atenei che offrono la possibilità di prendere la propria laurea a distanza, ma non tutti sono riconosciuti dal Miur; L’Ateneo di Unicusano è uno tra questi, con tanto di esami e crediti formativi erogati, con corsi di laurea che abbracciano tutte le principali aree formative, dall’economia all’ingegneria, dall’area giuridica alla psicologia passando per le lettere e le scienze della formazione.
Visto l’interesse (anche a livello di semplice innovazione dell’offerta scolastica) rispetto a queste università online, viene naturale da chiedersi quale sia il loro reale appeal nel nostro Paese.
Alcuni dati a riguardo vengono forniti dal sito del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca in cui vengono riportati i trend a partire dall’anno accademico 2004/2005.
Un trend che è decisamente in crescita: basti considerare che nel 2005 gli iscritti in tutta Italia erano meno di 5 mila, divenuti poi circa 15 mila nel 2008, 30 mila nel 2010, 40 mila nel 2011 (anno del boom) e qualche migliaio in meno negli anni a seguire.
La diminuzione riscontrata negli ultimi due anni accademici ovvero quelli del 2012 e 2013 non è da imputare ad un minore appeal delle università online quanto ad una generica diminuzione delle immatricolazioni all’università “tout court”.
A causa della crisi (ed in parte anche il mutato scenario produttivo) sempre meno ragazzi hanno avuto la possibilità e la convinzione di provare a scrivere un loro percorso di crescita attraverso il raggiungimento di una laurea di primo e secondo livello.
Nel 2013 ad esempio sono stati in tutto 2420 i nuovi immatricolati presso le università online a fronte dei 4441 dell’anno precedente. Calano in media le iscrizioni ma aumenta il numero di lavoratori (anche quelli non più in età universitaria) che puntano sulla possibilità di seguire i corsi a distanza via web per cercare di conciliare i loro impegni lavorativi con la loro voglia di laurea.