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Bill Gates, disastro nel gambling, “spennato” dai suoi compagni universitari

Bill Gates 1

Niente da dire sulle sue doti di informatico e uomo d’affari, ma come giocatore di poker Bill Gates non era certo una cima.
A ricordare le notti trascorse giocando a carte dal futuro fondatore di Microsoft sono gli stessi suoi ex compagni di Harvard, università che Gates frequentò negli anni Settanta. Come altri personaggi del mondo IT, anche il giovane Bill abbandonò comunque prima del tempo gli studi universitari per dedicarsi ai suoi progetti imprenditoriali. Durante il periodo dell’università pare che Gates trascorresse le notti giocando a carte, oltre a dedicarsi alla passione che lo avrebbe fatto diventare ricco.


Il “pallino” per la matematica
Come prevedibile, oltre che per il computer il ragazzo aveva un vero e proprio “pallino” per la matematica, (l’allora compagno di stanza Sam Znaimer rammenta di averlo sentito persino “dare i numeri” nel sonno). Ciononostante, non riusciva a mettere a frutto queste sue capacità con le carte. Il giovane informatico, insomma, non brillava certo per le sue performance al tavolo verde. Internet e i casinò online mobile sarebbero arrivati molti anni dopo, anche se di certo non mancavano le occasioni per giocare d'azzardo.
Aggressivo ma senza polso
Bill Gates poker room HarwardLe sessioni di poker notturne, stando agli ex compagni universitari di Gates, si svolgevano presso la residenza per studenti Currier House. Il giovane informatico si distingueva per il suo stile aggressivo, senza tuttavia ottenere performance degne di nota. Le partite avevano luogo in una delle stanze comuni, in seguito ribattezzata “Poker Room” (nella foto). La specialità scelta dal giovane informatico era il Seven Card Stud Hi-lo. Sei studenti sedevano attorno a un tavolo, attorniati dal pubblico.
Sempre in perdita
All’inizio dell’anno accademico venne fissato un piatto di 100 dollari, che crebbe nel corso dei mesi fino a raggiungere la quota di mille dollari. A un certo punto, per non farsi prendere la mano Gates affidò il suo libretto degli assegni all’amico Paul Allen, futuro manager di Microsoft. Presto, però, glielo richiese indietro. “Se vinceva 300 dollari in una sera, quella successiva ne perdeva 600 – ricorda Allen -. Quell’autunno Bill perse migliaia di dollari, ma continuava a dirmi: ‘Sto migliorando’”. In ogni caso Gates era uno che onorava subito i debiti di gioco.

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